storie di cani ed altre storie

a cura di Stella Pende, scrittrice, giornalista ed animalista

Per cominciare una nuova vita.
Non dimenticate i cani di Pompei

Popidius

Maschio tranquillo e socievole quattro anni. Ha il manto biondo con focature nere. Occhi marroni-gialli.
Popidius era il tintore più in voga della Pompei elegante. Il bel fusto, mantello biondo, occhi castagna di chi la sa molto lunga, aveva una bottega di lavatura e tintura che nessuna madama cagnola  pompeiana poteva trascurare. Al centro della grande stanza c’erano tre vasche di lavaggio comunicanti e costruite sempre a scalare nella muratura di modo che nell’ultima conca arrivasse acqua sempre più pulita. A quel punto toghe, abiti e pepli venivano sciacquati con menta soda nell’ultima conca e pronti per essere stesi sui tetti dove sarebbero stati stirati col pressurium, asta di legno. Popidius era molto corteggiato  nella Pompei antica.  Si racconta perfino che molte signore gli scodinzolassero intorno pur di avere sconti nel trattamento dei loro pepli. Pompilia, nobile dama romana, dotata di forme giunoniche e mantello peloso eroticamente morbido, gli aveva chiesto  di tingere dell’azzurro dei suoi occhi l’ abito per i passeggi al foro. Popidius aveva lavorato sei giorni, ma poi a tintura finita aveva chiesto un pagamento in natura: un rifornimento di urina gratis da tutta la famiglia, marito e cuccioli compresi che, entusiasti, avevano subito ricambiato il favore.

Caio

Maschio di cinque anni e dal pelo corto bianco, con macchie bionde sulla testa. Cane simpatico e socievole.
Caio, 5 anni, muscoletti e pelino bianco annaffiato di nuvole bionde,  faceva l’asinaio. Nella Pompei antica il mulo era il più sfortunato. Addetto com’era a trasporti terribilmente pesanti. Il cavallo era usato soprattutto per le battaglie e anche  per tirare  ricche carrozze . L’asino invece era il mezzo di trasporto più sicuro della città. Caius, che era un quadrupede senza scrupoli, aveva  venti asinelli e li teneva affamati alquanto sostenendo che, più un asino mangia e più dorme . Faceva trasporti di derrate alimentari, ma anche  di mobili, e grandi partite tessili. I suoi asini erano sfiniti, piagati e avvelenati col padrone. Finchè un giorno, mentre Caius rigovernava la sua stalla annusando di qua e di là quel bell’odore di biada che deliziava le sue narici , uno dei poveri asinelli preso da un attacco di odio forsennato, ha messo un colpo in canna nel suo zoccolo e gli ha rifilato un calcione in pieno muso. Caius volato dall’altra parte della stalla, proprio sullo sterco di una delle sue vittime, si è ritrovato da quel giorno una macchia marrone blu intorno a l’occhio destro. Così ogni mattina, quando si guarda allo specchio, corre alla stalla e distribuisce biada e fieno in abbondanza.  
 
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