Per cominciare una nuova vita.
Non dimenticate i cani di Pompei
Plautus
Maschio di quattro anni. Taglia grande, mantello bianco e occhi marroni.
“Ero un cucciolo timido. Avevo paura di stare in società nella moltitudine canifera di Pompei. Pensavo che gli amici pelosi trovassero goffa la mia andatura un po’ dondolante e troppo femminile il candore della mia tunica. Pardon della mia pelliccia. Allora ho deciso che mi sarei chiamato Plautus (plotus nel vecchio lessico umbro vuol dire “dalle grandi orecchie”) e che sarei stato io a divertirmi, conquistando il favore di tutti i quadrupedi pulciosi del sito. Così, ispirandomi al grande scrittore che porto nel nome, ho scritto una commedia su misura per i cani di Pompei. Due cortigiane chiamate Bacchidi, bellissime, chiome di seta, ingioiellate come imperatrici, arrivano a Pompei e incontrano davanti alla mensa ponderaria un certo Plautus (il sottoscritto). Innamorate del suo manto bianco, delle grandi orecchie e del naso signorile a tartufo, decidono di adottarlo e di prenderlo con loro nel palazzo di Napoli con fontane, meraviglie e 100 ettari di parco. Quando stanno per caricarlo sulla loro littorina, Plautus abbaia tre volte e subito, da ogni vicolo della Pompei perduta, ecco schizzare code festose, nasi e musi felici. Tutti vogliosi di partire per Napoli (ma anche per Roma, Firenze o Milano) per cercare e trovare nuovi padroni da amare”.
Alleia
Femmina di taglia grande, incrocio molossoide, e di quattro anni. Pelo corto tigrato e calzini bianchi. Carattere socievole.
“E’ stata la mia genitrice pelosa a chiamarmi Alleia. Sono agghindatrice , massaggiatrice e cosmeta per le più belle signore di Pompei. Sarei anche la governante ideale per il vostro giardino e per una ricca domus da proteggere. Come ogni matrona pompeiana che si rispetti sono forte, ho curve morbide, muscoli rigogliosi per il massaggio e peli rasati a dovere. Possiedo anche un mantello di tigre rosso e nero che fa schizzare di gelosia le mie amiche quando al tramonto le incontro per il tè davanti al tempio di Apollo. Il mio asso nella manica però sono un paio di calzine. bianche, davvero erotiche. Vi dicono quanti bagni di creme e unguenti le mie estremità hanno visto e ricevuto e quanti sesterzi hanno raccolto le mie carezze. Un successo che sfata i miti così infausti del magro è bello. Così nell’onda oggi. I romani e gli dei, molto spesso miei clienti di massaggi e depilazioni, preferivano giustamente femmine in carne: abbondanti e generose. Un segreto ?Per depilare dei e amici uso il dropax, una crema depilatoria a base di resina, pece e gomma d’edera davvero infallibile. Chi credete abbia fatto lisci e vellutati gli eroici pettorali del Dio Apollo, una volta boscosissimi? L’unico fallimento l’ho visto con la Dea Giunone. Era talmente peluda che qualche sterpetto di barba le è rimasto sul pizzo. Tanto che Giove, un po’ disgustato, l’ha ripudiata e si è presa Io, figlia di un re di Argo e sacerdotessa di Era. Un putiferio!”.
Cuspius
Maschio tipo lupoide di un anno. Pelo corto marrone e nero. Carattere vivace ed attento.
“Sono Cuspius: Felice come ogni «pomarius» (fruttivendolo) della mia amata Pompei. Sono anche giovane, pieno di vite(il mio astrologo dice che è Venere in persona ad avermi accarezzato nella precedente esistenza per farmi così fusto oggi)e di grandi voglie ludiche. Mi piace soprattutto, visto il mestiere e la giovane età, giocare a palla con le mele più rosse dei miei cesti. Ecco le mie ceste! Per benedizione del sacro Vesuvio(che gli dei non lo facciano arrabbiare per carità!)la nostra terra vulcanica è madre fertile di ortaggi e frutti succosi: carote come spade, patate come pomi d’oro, zucchine come i falli degli dei, arance come soli. E poiché le carni di beccacce e anatre sono rare e costosissime in questa era, dunque procurano infelicità ai miei clienti, io do invece la felicità del gusto e della pancia all’intera Pompei. Come la darò a chiunque vorrà gradire la mia compagnia di giovane e amoroso amico”.