Per cominciare una nuova vita.
Non dimenticate i cani di Pompei
Menade detta Nerina
Femmina di un anno. Taglia media-piccola, pelo corto, mantello nero, muso allungato e occhi marroni.
“Mi chiamo Menade, ho appena compiuto un anno e, come ogni sacerdotessa del dio del vino, vivo davanti alla casa del mio unico sposo: Bacco. Sono nera e lucida come la notte. Quando danzo alle stelle per lui piena del suo nettare. Quando la mia coda si allunga nell’aria come una cometa ebbra. Poi, dopo aver ululato la mia passione alla luna, eccolo apparire. E lui, il mio Dio, mi fa danzare e mi sussurra nelle orecchie pelose tutto il suo ardire. Per questo ho imparato la fedeltà assoluta, l’allegria. Per questo posso dare la felicità e la mia passione ad ogni umano che la chiederà”.
Odone
Maschio tipo Pointer di quattro anni Taglia media, pelo corto, manto bianco con macchie nere ed occhi marroni.
“Mi hanno trovato nei granai del Foro mentre divoravo una bella pizza gonfiata dal grano d’oro delle nostre messi campane. Sono Odone, commercio in essenze e belletti. La mia mamma, Setterina Patrizia macchiata di nero e bianco, ci allattava in mezzo ai prati di Pompei, dove fiori e campanule deliziavano il nostro olfatto di cuccioli. E il profumo è entrato nelle nostre vite. Per questo il mio manto, lucido e setoso, sarà la gioia di chi vorrà tenermi per sempre con lui”.
Polibia detta Piuma
Femmina di cinque anni. Pelo medio, mantello nero con striscia bianca sul muso, sul petto e sulla coda. Occhi marroni.
“A Pompei nel quartiere delle Terme antiche, dove mi aggiro liberamente, mi chiamano Polibia. Ho cinque anni e, come i Polibii che si rispettano, sono una schiava liberta e quando posso prediligo quest’area di caldi umidi e di acque che gonfiano il mio pelo e rilassano le mie povere zampe stanche di lavoro. I miei amici canini a Pompei dicono che sono magica perché, d’improvviso una mattina, la mia coda si è svegliata con una spennellatura bianca. Non sanno la verità. Una notte alle terme ero immersa caldamente nelle vasche, quando, sul cocchio di porporina avvolto da una nuvola di fumo, si è palesato Apollo Bellissimo, impennato e grande fusto. Ma anche molto arrabbiato di trovare una schiava liberta e pelosa nelle sue acque preferite. Così, furioso, mi ha acchiappato per la coda scaraventandomi fuori dalla vasca. E l’incontro con quella mano divina mi ha riempito di luce il pizzo della coda”.