i cani di Pompei: Mulvia e Vesuvius

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Adottati Mulvia e Vesuvius.
Marisa Laurito madrina speciale dell’adozione.

Continua con successo la campagna di adozione dei cani degli scavi di Pompei. Il progetto  (C)Ave Canem “Adotta Meleagro”, nato per affrontare il problema del randagismo nell’area archeologica, ha attirato l’attenzione di Albertina Balestrieri, un’insegnante di storia e filosofia di  Gragnano (NA), che ha scelto di dare il suo affetto a due dei nostri amici a quattro zampe. Dopo Eumachia, anche Mulvia e Vesuvius hanno trovato casa: madrina d’eccezione dell’incontro la simpatica e popolare attrice Marisa Laurito, da sempre impegnata sul fronte animalista. Ospiti degli sito archeologico, Albertina Balestrieri e i suoi familiari hanno visitato, la mattina di mercoledì 20 gennaio, il Foro e i granai dove si trova il calco del cane trovato nella Domus di Orfeo, per proseguire alla Domus di Cecilio Giocondo,  dove è un mosaico che raffigura un cane, fino a Porta Vesuvio alla Tomba di Vestorio Prisco, dove è l’iscrizione che Mulvia Prisca ha voluto per i funerali del figlio. “Ringrazio il Commissario Marcello Fiori, ideatore del progetto “Adotta Meleagro”, e tutte le persone che ne stanno rendendo possibile l’attuazione, ha dichiarato Carla Rocchi, presidente nazionale dell’Enpa, i risultati stanno arrivando sia in termini di accettazione dei cani nel sito archeologico sia, soprattutto, per l’avvio felice delle adozioni. Ringrazio in maniera particolare Marisa Laurito, amica dell’Enpa e donna di grande cuore, il cui impegno sarà certamente di stimolo per nuove adozioni”


Chi sono Mulvia e Vesuvius

Eumachia, sacerdotessa di Venere, della famiglia degli Eumachii, produttori di vino, anfore e tegole, forse d'origine greca, fece costruire, in età augustea, un edificio sul lato est del Foro civile, tra il Tempio di Vespasiano e Via dell’Abbondanza, dedicandola a Livia, madre dell’imperatore Tiberio. Eumachia era patrona della corporazione dei fullones, ossia dei tintori, lavandai e fabbricanti di stoffe, per cui si suppone che l'edificio sia stato una sorta di mercato per la vendita delle stoffe. Il suo nome figura nell’epigrafe all’ingresso laterale su via dell’Abbondanza dov’è inciso su una lastra marmorea:

“Eumachia, figlia di Lucius, sacerdotessa pubblica, a nome suo e del figlio Marcus Numistrius Fronto, costruì a proprie spese il vestibolo, la galleria, il portico e essa stessa li dedicò alla Concordia Augusta e alla Pietà”.

Chi erano Mulvia e Vesuvius

Mentre è superfluo parlare della derivazione del nome di Vesuvius, la storia del  nome di Mulvia deve essere raccontata. La zona del sito archeologico di Pompei prediletta dalla bella lupa dei giorni nostri è quella della necropoli di porta Vesuvio. Qui è situata la tomba di un giovane di nome Vestorio Prisco morto alla verdissima età di ventidue anni. Appartenente a una famiglia molto facoltosa e assai in vista nella società del tempo, Vestorio Prisco aveva già conseguito il prestigioso titolo di magistrato edile, incarico che svolse per breve tempo prima della sua prematura scomparsa. Un evento così tragico segnò in modo particolare la madre Mulvia Prisca che, affranta dal dolore, volle onorare il figlio perduto con una cerimonia funebre e una sepoltura costate l’enorme somma di duemila sesterzi. Tale vicenda e il suo triste epilogo sono testimoniate a un’epigrafe ritrovata appunto sula tomba di Vestorio, nella necropoli di Porta Vesuvio.

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