
Eumachia, sacerdotessa di Venere, della famiglia degli Eumachii, produttori di vino, anfore e tegole, forse d'origine greca, fece costruire, in età augustea, un edificio sul lato est del Foro civile, tra il Tempio di Vespasiano e Via dell’Abbondanza, dedicandola a Livia, madre dell’imperatore Tiberio. Eumachia era patrona della corporazione dei fullones, ossia dei tintori, lavandai e fabbricanti di stoffe, per cui si suppone che l'edificio sia stato una sorta di mercato per la vendita delle stoffe. Il suo nome figura nell’epigrafe all’ingresso laterale su via dell’Abbondanza dov’è inciso su una lastra marmorea:
“Eumachia, figlia di Lucius, sacerdotessa pubblica, a nome suo e del figlio Marcus Numistrius Fronto, costruì a proprie spese il vestibolo, la galleria, il portico e essa stessa li dedicò alla Concordia Augusta e alla Pietà”.Mentre è superfluo parlare della derivazione del nome di Vesuvius, la storia del nome di Mulvia deve essere raccontata. La zona del sito archeologico di Pompei prediletta dalla bella lupa dei giorni nostri è quella della necropoli di porta Vesuvio. Qui è situata la tomba di un giovane di nome Vestorio Prisco morto alla verdissima età di ventidue anni. Appartenente a una famiglia molto facoltosa e assai in vista nella società del tempo, Vestorio Prisco aveva già conseguito il prestigioso titolo di magistrato edile, incarico che svolse per breve tempo prima della sua prematura scomparsa. Un evento così tragico segnò in modo particolare la madre Mulvia Prisca che, affranta dal dolore, volle onorare il figlio perduto con una cerimonia funebre e una sepoltura costate l’enorme somma di duemila sesterzi. Tale vicenda e il suo triste epilogo sono testimoniate a un’epigrafe ritrovata appunto sula tomba di Vestorio, nella necropoli di Porta Vesuvio.