storie di cani ed altre storie

a cura di Stella Pende, scrittrice, giornalista ed animalista

Per cominciare una nuova vita.
Non dimenticate i cani di Pompei

Plautus

Maschio di quattro anni. Taglia grande, mantello bianco e occhi marroni.
“Ero un cucciolo timido. Avevo paura di stare in società nella moltitudine canifera di Pompei.  Pensavo che gli amici pelosi trovassero goffa la mia andatura un po’ dondolante e troppo femminile il candore della mia tunica. Pardon della mia pelliccia. Allora ho deciso che mi sarei chiamato Plautus (plotus nel vecchio lessico umbro vuol dire “dalle grandi orecchie”) e che sarei stato io a divertirmi, conquistando il favore di tutti i quadrupedi pulciosi del sito. Così, ispirandomi al grande scrittore che porto nel nome, ho scritto una commedia su misura per i cani di Pompei. Due cortigiane chiamate Bacchidi, bellissime, chiome di seta, ingioiellate come imperatrici, arrivano a Pompei e incontrano davanti alla mensa ponderaria un certo Plautus (il sottoscritto). Innamorate del suo manto bianco, delle grandi orecchie e del naso signorile a tartufo, decidono di adottarlo e di prenderlo con loro nel palazzo di Napoli con fontane, meraviglie e 100 ettari di parco. Quando stanno per caricarlo sulla loro littorina, Plautus abbaia tre volte e subito, da ogni vicolo della Pompei perduta, ecco schizzare code festose, nasi e musi felici. Tutti vogliosi di partire per Napoli (ma anche per Roma, Firenze o Milano) per cercare e trovare nuovi padroni da amare”.
 
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